Programma Sviluppo Rurale 2014–2022: Campania oltre il 99,93% di spesa. Pieno utilizzo delle risorse FEASR

La Campania chiude il Programma di Sviluppo Rurale 2014–2022 con un risultato di assoluto rilievo sul fronte della spesa pubblica. Alla data di conclusione del Programma, fissata al 31 dicembre scorso, la spesa complessiva certificata ammonta a 2.283.547.316,22 euro, collocando la Regione al di sopra della soglia del 99,93% delle risorse pubbliche complessivamente disponibili. Un dato significativo, che testimonia il pieno utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Unione europea attraverso il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) a beneficio del comparto e che colloca la Campania tra le prime cinque regioni in Italia. Come indicato nella Relazione di sintesi sullo stato di avanzamento della spesa dei Programmi di Sviluppo Rurale dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea), il livello di disimpegno finanziario relativo alla quota di finanziamento europeo per la Campania è limitato ad un importo residuale, attestandosi a circa lo 0,05% delle risorse complessive per le spese cofinanziate, confermando l’elevato grado di efficienza nella gestione del Programma. 

«Il pieno utilizzo delle risorse del PSR  è un risultato frutto dell’impegno straordinario dell’intera struttura regionale e di un costante lavoro di concertazione con le associazioni di categoria – ha affermato l’assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca – Le spese afferenti al PSR dovranno nei prossimi mesi essere formalmente dichiarate alla Commissione europea e la fase di chiusura della vecchia Programmazione si concluderà il 30 giugno 2026. Siamo ora pienamente concentrati sulla nuova programmazione del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027, che mette in campo oltre 1,25 miliardi di euro per 37 interventi, con una significativa attenzione all’ambiente, cui è destinato circa il 35% delle risorse, agli investimenti, con il 27%, e alla cooperazione e consulenza. Un impianto equilibrato che pone al centro sostenibilità, innovazione e coesione territoriale, senza trascurare il sostegno alle aree più fragili e il ricambio generazionale».