Roma – Di seguito l’intervista rilasciata a TuttoVesuvio da Marina Brasiello, presidente dell’associazione ‘Vittime di Violenza IO NO”, importante realtà sociale che ha la sede nazionale a Roma.
Signora Marina Brasiello come nacque ed in che anno l’idea di aprire l’associazione di cui lei è Presidente?
L’associazione non nacque per una mia idea. Nel 2012 facendo una lotta per la mia malattia, incontrai, dopo tantissimi anni che non ci vedevamo, all’Umberto Primo di Roma, un collega. Lui aveva una situazione, un po’ particolare. Così mi disse che stavano formando un’associazione e mi chiese, visto che io ero stata volontaria con la comunità Giovanni XXIII, se avevo voglia di poter dare loro una mano. Allora erano cinque uomini ma non erano convinti e volevano una donna. L’associazione aveva già un nome “Famiglia c’è” e si occupava prevalentemente di tematiche familiari. Così iniziai ed in seguito mi ci buttai a capofitto. Quando cominciai, molte donne ci chiedevano aiuto attraverso la pagina Facebook, il sito o per cellulare. Piano piano, nelle vare riunioni conoscevamo molte persone, tra le quali Guglielmo Mollicone e fu allora che mi venne l’idea di fare un cortometraggio anche perché conoscemmo Letizia Marcantonio (alla quale uccisero una figlia). Insieme all’operatore Viktor Daniel, creammo questo cortometraggio contenente varie storie ( Rossana Wade) e altre. Fu un grande successo viste le varie storie contenute e proprio a seguito di ciò, capii che il nome dell’Associazione non era consono. Così creammo l’attuale Associazione Vittime di Violenza Io No. Ho dedicato, insieme al mio Staff, 24 anni in ciò in cui credevo ed ancora credo fermamente.
Voi avete un regolare codice fiscale, ci può dire come riconoscere le false associazioni?
Si noi siamo regolarmente iscritti all’Ufficio delle Entrate. Non siamo una ONLUS per scelta e vi spiego il perché, diventare ONLUS vuol dire usufruire di fondi economici e noi non vogliamo. Siamo e vogliamo essere totalmente volontari. Per quanto riguarda le finte associazioni è bene controllare sempre il codice fiscale e appurare che sia di undici cifre e deve comparire nel sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate. Non esporre il codice fiscale o i timbri vuol dire non essere nulla. Oggi si spinge a passare al terzo settore al fine di avere aiuti economici, non ci riferiamo a nessuno in particolare ma, per noi, l’associazionismo deve essere puro volontariato. Ovviamente rispettiamo le idee di tutti coloro che fanno una scelta diversa dalla nostra.
Cosa offre la sua associazione ai vostri assistiti?
La nostra associazione offre aiuto con avvocati e con la psicologa. Vede oggi trovare un professionista che lo faccia per puro cuore è molto difficile, chiaramente lo comprendiamo, loro sono liberi professionisti per cui guadagnano così, ma, a volte, un po’ di empatia dedicando alle vittime un’ora a settimana, aiuterebbe, e questo tipo di professionisti di buon cuore con fatica si trovano. La gente crede che chi non prende soldi sia volontario, invece è semplicemente pagato dallo Stato.

Quanto è difficile fare volontariato al giorno d’oggi?
Oggi fare il volontario è davvero difficile. Spesso sei attaccato, infangato. Provano a sputare infamie. Ma se siamo ancora qui, ciò vuol dire, che sono solo persone insulse. Si pretende tanto. Non capendo che anche noi abbiamo una vita. Soffriamo come tutti. Non ci siamo mai arresi agli attacchi, alle calunnie. Sappiamo, che non c’è nulla di vero. Per cui siamo qui e ci staremo, finché avremo le forze. Sa cosa fa più male? Che nell’associazionismo si incontrano tante persone, anche altre associazioni. Ciò non vuol dire che si sia amici. Ma poi scoprire, che ci sono serpi le quali, girate le spalle, fanno di noi, (specie di me), un massacro, non sapendo che io poi so tutto, beh questo è ciò che fa più male nel nostro settore. Per non parlare delle finte vittime, ci sono sono capitate e come le finte vittime. Si presentano con realtà falsate come denunce fatte di infamie e sono sia donne che uomini. Noi, però, non siamo degli stolti! Ogni persona che ci chiede aiuto, lo fa attraverso la pagina Facebook, o per mail. Purtroppo, abbiamo dovuto cambiare i numeri di cellulare. Proprio a causa di questo tipo di persone che arrivano a diventare dei veri e propri stalkers nei nostri confronti, uno di loro è attualmente in carcere. Dicevo non siamo stolti, in un primo momento ci si può anche credere. Ma poi basta ritirare documenti, o altro per capire, che forse non è totalmente la verità. Così come abbiamo scoperto, finti stupri. Finte denunce da parte di padri. L’odio porta taluni, a fare cose insulse. Ma vede, prima o poi la verità viene a galla. Spesso è proprio venuta fuori per il comportamento di false vittime. Oppure si vittime, ma poi narcisiste o narcisisti, che pompano il tutto.Purtroppo, sulla mia pelle, sia io che i miei collaboratori, subiamo e viviamo violenza. Ciò che non si comprende spesso è che la violenza non è solo quella fisica, ma anche verbale. E qui mi conceda due righe. La pericolosità sociale, che oggi dilaga nei social, non sta tanto nei soggetti che la perpetuano, ma sta ancor di più dove poi subentra, una visibilità pericolosa. Oggi si uccide per una scarpa sporcata per caso. La cronaca ce ne da conto.
Cosa augura per questo Natale a tutti coloro che soffrono per violenze subite?
Allora cosa augurare a chi vive questo dramma, che esso sia donna o uomo? Di non chinare mai la testa, di credere in quella legge che si a volte è lenta ma c’è. Soprattutto, di non aver mai paura di denunciare! Auguro anche a tutti coloro che vanno perpetrando violenza anche verbale, che Babbo Natale gli regali due neuroni sani perché la vita di chi commette violenza è davvero un inferno per loro stessi. Spero vivamente che chi si sente invincibile comprenda che nessuno può tutto nella vita. La storia insegna che, anche i più grandi, sono crollati.
Conclude così Marina Brasiello: “La ringrazio e vorrei aggiungere e concludere con un pensiero con il cuore a mio marito Claudio (sempre attivo e presente con me nella vita come nell’Associazione), che purtroppo ho perso da un mese e mezzo. Gli ho promesso che, nonostante il grande dolore che mi porto dentro, avrei sempre continuato ad aiutare anche nel caso qualcosa fosse andato storto in merito alla sua malattia. Certo non immaginavo così ma ci saranno altri tempi per parlare di questo. Ultimamente mi è stato riferito, riconducendoci un attimo allo stalking mediatico via web, che il nome di mio marito è stato toccato molte volte. Io posso augurare a queste persone una sola cosa: ‘ di trovare un amore immenso e grande come l’ho trovato io.’ Non mi vedranno mai piangere perché io piango quando sono sola, non ho bisogno di dimostrare niente. Ma una cosa farò in memoria di mio marito, non perdonerò chiunque me lo ha toccato!
